L’importanza poetica di Breton

Miei cari lettori, la corrente surrealista è riuscita a toccare i più disparati ambiti culturali ed artistici, tra cui come ben saprete, o se non lo sapete vi aggiorno io, quelli letterari, in particolar modo l’ambito dedicato alla poesia. I poeti durante l’epoca surrealista, soprattutto tra gli anni venti e gli anni trenta del XX secolo, hanno raggiunto le capacità dei poeti maledetti francesi del calibro di Baudelaire, Verlaine e Rimbaud nell’evocare le atmosfere vivide e sognanti, tenebrose ed incessanti, che noi tutti uomini proviamo ma ci sforziamo di nascondere.

Il mio scopo è quello di dilettarvi e rendervi partecipi alla poesia, mostrandovi uno dei poeti che prese parte al surrealismo, e che più ha potuto sollecitare la mia ispirazione verso la poesia e verso la lettura. Spero così che anche voi possiate con la testa riuscire a sprofondare in quegli anni in modo sempre più naturale e disinibito fino a diventare dei veri e propri amanti-poeti.

Il poeta di cui vorrei fare il nome è proprio André Breton, poeta, saggista e critico d’arte, nonché fondatore del manifesto surrealista, il quale ritiene il Surrealismo: “un automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale. È una evoluzione del dadaismo ma al contrario del dadaismo, che ha l’obiettivo di abbattere tutte le “restrizioni” artistiche radicate da secoli, il surrealismo rovescia l’idea distruttiva dadaista attribuendo all’arte un ruolo edificante suggerito dall’interiorità dell’uomo”.

Breton pensa quindi che il poeta/scrittore surrealista debba assolvere un compito: rivalutare il sogno, l’irrazionalità, la follia, gli stati di allucinazione, arrivando infine a cogliere l’essenza intima della realtà come mezzi di espressione.

Vi linko 3 delle poesie più famose da lui scritte:

https://lapresenzadierato.com/2018/10/22/tre-poesie-di-andre-breton/

 

LE DONNE NEL MOVIMENTO SURREALISTA

Le donne, tanto quanto gli uomini, mostrarono grande interesse alle nuove tecniche d’avanguardia artistiche, peccato che le artiste donne rappresentanti di questo sistema non ebbero lo stesso rilievo dei loro colleghi uomini.

Ma che ruolo aveva, o meglio con quale ruolo veniva vista, la donna all’interno del surrealismo? I surrealisti avevano la tendenza a percepire la donna come lo strumento d’accesso al mondo dell’irrazionalità, attribuendo loro il ruolo di femme-sorciére, nonchè il ruolo di musa, vergine, oggetto erotico e bambola. La parte positiva è che qui la donna
poteva uscire dal suo ruolo tradizionale di moglie-madre, superando inoltre l’idea borghese di famiglia. La donna era quindi portatrice ideale di sogni e libertà all’interno di questo percorso.

Le donne che si esposero in merito al ruolo che i surrealisti conferivano loro avevano differenti opinioni, ricordiamone alcune:
Whitney Chadwick: incolpò i surrealisti di misoginia e di ingiusta superiorità nei confronti delle donne, scrivendo questa teoria in un volume fondamentale, ovvero Women Artists and the Surrealist Movement. Dalla parte della Chadwick abbiamo anche Susan Suleiman secondo cui le donne dovevano dedicarsi opere diverse e opposte a quelle degli uomini. Abbiamo su un altro versante invece Rosalind Krauss che nel suo testo “Celibi”, si è ha fortemente criticato la Suleiman, sostenendo che essere lavoravano in modo analogo agli uomini e non per forza dovevano produrre un arte differente in quanto le correnti artistiche stesse erano fluide e rese possibili da più sessi in contemporanea

Vi sono inoltre diverse artiste donne surrealiste spesso fin troppo dimenticate che io vorrei riportavi alla luce in quanto la loro capacità artistica merita di essere ritirata fuori da una tomba in cui la società le ha gettate. Tra queste sono di fondamentale importanza Dorhotea Tanning, Leonor Fini, Kay Sage, Stella Snead, e Dora Maar. Quest’ultima viene spesso riconosciuta per la sua collaborazione al “Guernica” di Picasso, ma ha un patrimonio artistico ben oltre la conoscenza col pittore cubista.

Vi lascio qui infine allegato un link in cui è possibile vedere in breve la storia di alcune donne nel surrealismo e la loro arte:

https://www.youtube.com/watch?v=gb0MUpDk97U

Man Ray e la sua versatilità artistica

Lacrime di Vetro

Non posso presentarvi questo personaggio se non a partire da una delle mie opere d’arte fotografiche preferite, collocata nell’anno 1932, ovvero le cosiddette “lacrime di vetro”, un’opera a dire il vero a metà tra dadaismo e surrealismo. Prima di addentrarci nel suo percorso artistico, vorrei informarvi che Man Ray era tanto regista quanto fotografo, pittore e perfino scultore, cercherò quindi di concentrare in poche righe l’ecletticità delle sue opere fuorivianti.

Come potete vedere nell’immagine sopra, il significato del Vetro è molto importante all’interno della poetica dell’artista, e vorrei mostrarvene un altro esempio, stavolta cinematografico. Sto parlando di una delle opere più geniali, secondo il mio parere modesto, di tutto il suo creato, ovvero “L’étoile de mer”, film d’avanguardia del 1928 che il regista stesso definisce come una poesia composta da immagini invece che di parole. Partiamo col dire che il titolo allude a una stella marina che appare sovrimpressione e che compare in una scena centrale della pellicola. La stella è portatrice dell’deale di bellezza geometrica, “di vetro”, paragonata alla perfezione che porta della donna. Ma la parte interessante è che la storia sussegue tramite un vetro, difatti solo pochi dettagli vengono mostrati al naturale, ma senza mai far vedere con chiarezza ciò che accade, frustrando il desiderio conoscitivo dello spettatore. Brilliant, non?

Scena dal film L’étoile de mer

Un’altra opera cinematografia di cui ha merito l’artista è “Anémic Cinéma”, un cortometraggio di collaborazione con l’artista surrealista Marchel Duchamp, costituito da un’insieme di sequenze apparentemente senza senso strutturate da forme concentriche e geometriche ripiene di frasi e scioglilingua vari concatenati in modo bizzarro e congeniale, riprendendo così anche tratti delle tematiche dadaiste.

Anémic Cinéma

Spesso purtroppo viene dimenticato il contributo di questo artista in ambito pittorico e di scultura, difatti ha creato delle sculture col nome di “Oggetti d’affezione”; di particolare importanza è la creazione della sua opera “Oggetto da distruggere”, ovvero un metronomo sulla cui punta egli incolla la fotografia di un occhio. La storia di questa opera pare essere finita in una leggenda bizzarra, la quale narra che durante un’esposizione uno degli spettatori abbia preso alla lettera il titolo dell’opera, così distruggendola. Sembra proprio essere per questo che l’originale della scultura è stata appunto persa, o meglio, distrutta !!

Oggetto Da Distruggere di Man Ray

Luis Buñuel e Salvador Dalí

Bunuel e Dalì insieme

Miei cari lettori, parliamo un po’ ora dell’opera surrealista per eccellenza, il “gioiello” dei due tra i principali “pionieri” di questa tanto utopica quanto reale avanguardia cinematografica, nonché Salvador Dalì e Luis Bunuel. Non presentarvi l’arte di questi due fanatici protagonisti del mondo surrealista sarebbe come ammazzare lo spirito che circonda questa corrente. Ciò di cui sto parlando è “Un Chien Andalou”, cortometraggio del 1929 prodotto ed interpretato dai due personaggi sopra citati, definito tutt’ora il film più significativo del surrealismo cinematografico.

Ma vediamo più da vicino, che significato si cela dietro questo film?
Possiamo senza alcun dubbio definirlo come una vertiginosa immersione negli abissi dell’inconscio umano, o meglio ancora come “un disperato, un appassionato appello al delitto” , parole usate dal regista stesso. Questo lungimirante film è divenuto celebre grazie ad alcune scene chiave, tra cui vi cito brevemente le più importanti, in primis:
– l’occhio di una donna tagliato da un rasoio: il significato che si cela dietro è piuttosto semplice ma efficace, difatti lo scorcio dell’occhio sta a far emergere una critica nei confronti dello spettatore, invitandolo a ricercare la realtà con atteggiamento attivo partecipante, senza limitarsi al puro populismo banale che ci viene raccontato con disinformazione. Abbiamo poi altre sequenze di critica piuttosto potenti anche visivamente, quali la mano piena di formiche e le mani del protagonista che carezzano i seni e le natiche della donna, oppure la scena in cui un pianoforte viene strascicato con due asini morti e due preti legati a delle funi, ed uno dei due è proprio il fantastico Dalì; tutte scene fondamentali per rianimare la parte inconscia di colui che si trova di fronte ad un puro spettacolo di follia allucinatoria, ma che forse, è più che reale?

https://www.youtube.com/watch?v=054OIVlmjUM

(Vi ho lasciato qui un link del cortometraggio, chi lo volesse vedere non se ne pentirà!)

Sarebbe poi un peccato non informarvi sulle melodica struttura che rende possibile questo film, il quale si snoda grazie a ciò che possiamo chiamare SINTAGMA SURRALISTA! Non fatevi spaventare dal nome, si tratta di un insieme di varie tecniche per tenere incollato lo spettatore allo schermo nel susseguire del delirio dei vari eventi. Vediamo brevemente la tecnica fondamentale utilizzate dai due geni cineasta:
viene essa chiamata “concatenazione”, nonché una giustapposizione di elementi incongrui che procede per analogie/associazioni/ dissociazioni/ contrapposizioni. Lo scopo cari amanti della cinematografia? Proprio quello di creare un effetto straniante ma curioso nel soggetto osservante, quasi a farlo immergere nella pellicola progressivamente.

Le varie sequenze tratte dal cortometraggio





IL SURREALISMO NEL CINEMA

Ho iniziato di proposito il discorso sul surrealismo a partire da esempi culturali concreti senza fornirvi subito una vera e propria definizione del fenomeno, o una vera e propria inquadratura storico culturale, con lo scopo che così poteste capire concretamente e toccando con mano da vicino la tematica affrontata.

Ma allora dunque, cosa sarebbe il surrealismo nell’ambito cinematografico?

Il cinema surrealista è tra le avanguardie per eccellenza del cinema francese, collocato principalmente negli anni venti del XX secolo. Ma cosa c’è di cosi interessante in ciò che definiamo cinematografia surrealista? Possiamo trovare le sue particolarità nell’aspetto figurativo del cinema, trovando in esso una mitizzazione ed esaltazione vera e propria del cinema stesso. Esso utilizza l’espressività e la teatralità tipica del cinema ma arricchendone la sua personalità, grazie al suo interesse in tematiche forti e sovrastanti.
Difatti, se possiamo dare un merito alla cinematografia surrealista, oltre alla sua bellezza per le immagini, è fondamentale riconoscere la sua bellezza celata nei contenuti: la liberazione delle forze dell’inconscio, l’importanza del sogno e delle visioni introspettive, la riemersione gli stadi allucinatori più occulti e profondi dell’esperienza umana, facendo cosi del percorso mentale umano una vera e propria arte. Ed è proprio questa la parola chiave per definire il cinema surrealista cari lettori: ARTE. Un’arte accattivante che attraverso le sue visionarie e controverse immagini cerca di far fiorire nello spettatore la potente ma nascosta capacità di pensare oltre le banali apparenze che ci offre la vita moderna in superficie.

Immagine tratta dal cortometraggio surrealista Un chien andalou